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SENZA IVA LA CESSIONE DEGLI IMMOBILI COMUNALI

SENZA IVA LA CESSIONE DEGLI IMMOBILI COMUNALI

Autore: Valentina Bolzacchini

Questo articolo contiene:

Immobili comunali; soggetti passivi; pubblica autorità; soggetto alienante immobili

21/09/2017

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Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del DPR 633/72, sono esenti da IVA le attività commerciali effettuate dagli enti pubblici “in conformità alle finalità istituzionali”. Non essendo contestata la natura di enti pubblici dei Comuni, occorre stabilire se nella concreta fattispecie il Comune abbia o no agito "in conformità alle finalità istituzionali", e se l'agevolazione costituisca o no attività "distorsiva" del mercato.

L’art. 13, par. 1 della direttiva CE n. 112/2006 prevede che gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni", ad eccezione dei casi in cui il loro mancato assoggettamento ad imposizione provocherebbe "distorsioni della concorrenza di una certa importanza".

Pertanto occorre verificare che l’ente pubblico operi come pubblica autorità, che il mancato assoggettamento a tributo non comporti una distorsione della concorrenza di una certa importanza e che l’attività esercitata non rientri tra quelle indicate (Allegato I della Direttiva):

  • servizi di telecomunicazioni;

  • erogazione di acqua, gas, energia elettrica e termica;

  • trasporto di beni;

  • prestazioni di servizi portuali e aeroportuali;

  • trasporto di persone;

  • cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita;

  • operazioni degli organismi agricoli d'intervento relative ai prodotti agricoli ed effettuate in applicazione dei regolamenti sull'organizzazione comune dei mercati di tali prodotti;

  • gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;

  • attività degli uffici di pubblicità commerciale;

  • attività delle agenzie di viaggio;

  • gestione di spacci, cooperative, mense aziendali e simili;

  • attività degli enti radiotelevisivi.

Per pubblica autorità, come stabilisce anche la Corte di Giustizia CEE, s’intende quelle attività svolte dagli enti di diritto pubblico nell’ambito del loro regime giuridico, escluse le attività da essi svolte, soggette alla stessa normativa, applicabile ai privati. Quelle attività riconducibili ad atti e provvedimenti tipici delle autorità localmente preposte alla cura delle funzioni pubbliche.

Nell'ipotesi in cui gli enti agiscono in forza dello stesso regime cui sono sottoposti gli operatori economici privati devono essere considerati soggetti passivi ai fini IVA.

La definizione di "pubblica autorità" non può essere fondata sull'oggetto o sul fine dell'attività dell'ente pubblico, ma occorre individuare il regime giuridico applicato in base al diritto nazionale.

Sono riconducibili alle attività svolte in veste di pubblica autorità quelle che costituiscono cura effettiva di interessi pubblici, poste in essere nell'esercizio dei poteri amministrativi, fondate sul cosiddetto ius imperi, mentre dovranno comprendersi nelle attività di natura commerciale quelle di carattere privatistico, espressione dello iure gestionis.

Tale regola può essere utile anche ai fini dell’applicazione del reverse charge o dello split payment.

In conclusione il Comune deve pertanto agire come soggetto alienante di immobili, o porzioni di immobili, alla data dell'atto aventi destinazione non abitativa (uffici, scuole, depositi), la sua attività deve essere qualificabile come pubblica, poiché agisce al di fuori di qualsiasi attività di impresa e quindi l’ente non può essere considerato un soggetto passivo IVA.

La Cassazione esclude anche l’applicazione del regime di esenzione per i fabbricati abitativi.

 

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