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PUBBLICO IMPIEGO – SVOLGIMENTO DI MANSIONI SUPERIORI

PUBBLICO IMPIEGO – SVOLGIMENTO DI MANSIONI SUPERIORI

Autore: Valentina Bolzacchini

Questo articolo contiene:

Mansioni superiori; progressione di carriera; conservazione del posto; vacanza del posto in organico

14/07/2017

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La questione della retribuibilità o meno delle mansioni superiori svolte, non può essere basata sull´art. 36 Cost., che afferma il principio di corrispondenza della retribuzione dei lavoratori alla qualità e quantità del lavoro prestato; tale norma, infatti, non può trovare incondizionata applicazione nel rapporto di pubblico impiego.

 

Per la retribuibilità occorrono non solo un’espressa previsione normativa ma anche altri presupposti; infatti a meno che non vi sia una specifica disposizione di legge che disponga altrimenti, lo svolgimento di mansioni superiori è irrilevante, sia ai fini economici, sia ai fini della progressione di carriera.

L’irrilevanza delle mansioni di fatto svolte dal dipendente pubblico è giustificata dai vincoli costituzionali del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione ed del passaggio obbligato del concorso.

Il lavoratore può essere  adibito a   mansioni   proprie    della qualifica  immediatamente superiore, in via temporanea e in presenza dei relativi presupposti (disciplinata in termini generali prima dall’art. 57, d.lgs. n.29/1993, in seguito il suo contenuto è confluito nell’art.56, d.lgs. n. 29/1993, introdotto dal d.lgs. n. 387/1998, successivamente trasformato dal d.lgs. 165/2001 in art. 52):

 

  • per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti;

    nel caso di sostituzione di altrodipendenteassente condirittoalla conservazione del posto, con esclusione dell'assenza per ferie, per la durata dell'assenza;

  • l’incarico concerna mansioni della qualifica immediatamente superiore.

L’art. 52 ha così riordinato la disciplina delle mansioni superiori nel pubblico impiego, affermando in maniera netta un principio: “in nessun caso lo   svolgimento di  mansioni superiori  rispetto alla qualifica  di  appartenenza,  può comportare    il    diritto ad   avanzamenti automatici nell'inquadramento professionale del lavoratore".

                                                                                

E chiunque intende far valere un diritto in giudizio per ottenere l’inquadramento in un livello superiore ha l’onere di provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

 

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