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MANUTENZIONI ORDINARIE: IVA AL 10%

MANUTENZIONI ORDINARIE: IVA AL 10%

Autore: Cinzia Devincenzi

Questo articolo contiene:

Manutenzioni ordinarie; recupero patrimonio edilizio; ospizi, orfanotrofi; conventi; aliquota agevolata 10%;

14/07/2017

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L'Agenzia delle Entrate con interpello n.954-375/2017, chiarisce che l'agevolazione di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b) della legge 488/1999 per le manutenzioni ordinarie con applicazione dell’aliquota Iva del 10% si applica, nella circostanza in cui le operazioni siano effettuate nei confronti dei soggetti beneficiari dell'intervento di recupero, identificabili ordinariamente con i consumatori finali, ma anche nel caso in cui il beneficiario dell'intervento sia un soggetto passivo Iva. L'interpello riprende la legge n. 488 del 1999 ribadendo che sono soggette a Iva al 10 % le «prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all'art. 31, comma 1, lettera a), b), c) e d), della legge 5/8/1978, n. 457 (ora art. 3, comma 1, lettera a), b) c) e d), DPR 380/2001, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata».

In ambito applicativo, la circolare 71/2000 ricomprende, tra i fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, gli orfanotrofi, gli ospizi, i brefotrofi, i conventi, facendo rientrare nella problematica anche le residenza sanitarie assistenziali e comunità per anziani gestite dagli enti. L'agenzia prosegue nell'interpello stabilendo che «si evidenzia che la società istante (che ha sottoposto il quesito oggetto dell’ istanza) afferma di essere proprietaria di un immobile interamente locato e svolgente attività di locazione immobiliare – e che sostiene spese di manutenzione ordinaria per lo svolgimento della propria attività, (omissis). In particolare, secondo quanto affermato dalla società istante, i lavori relativi alle parti comuni condominiali ed alle singole unità abitative sono soggette ad Iva con l'applicazione dell'aliquota del 10 per cento, ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera b), della legge n. 488 del 1999. In base agli elementi desumibili dall'istanza di interpello si desume che nei confronti dei servizi di manutenzione ordinaria acquistati per il mantenimento del proprio immobile, la società istante si pone quale beneficiario-consumatore finale dell'intervento di recupero, ancorché detta società sia qualificabile, agli effetti dell'IVA, come soggetto passivo d'imposta. In sostanza, le operazioni di manutenzione ordinaria effettuate nei confronti della società istante non costituiscono fasi intermedie nella realizzazione dell'intervento di recupero del patrimonio edilizio, non configurandosi come cessioni di beni e/o prestazioni di servizi rese alla società istante nella veste di appaltatore o di prestatore d'opera».
L'agenzia esprime un concetto di carattere generale molto importante: il fatto di essere soggetti passivi Iva non esclude l'applicabilità dell'aliquota agevolata al 10% sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie su immobili a prevalente destinazione abitativa. Nel caso in cui le operazioni di manutenzione ordinaria effettuate nei confronti del soggetto passivo iva costituiscono fasi intermedie nella realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio, l’agevolazione non è applicabile.

Invece se tale prestazioni vengono rese direttamente al soggetto passivo d'imposta a fini manutentivi del proprio patrimonio, il soggetto Iva è individuabile come beneficiario-consumatore finale della prestazione, il quale di conseguenza, può beneficiare dell'aliquota agevolata.

La risposta all'interpello è una casistica comune negli enti locali che nella gestione delle loro comunità per anziani o Rsa quotidianamente pongono in essere lavori di manutenzione ordinaria al fine di mantenere in efficienza il proprio patrimonio ma nonostante la chiarezza della risposta e l'evidente logica sottostante alle conclusioni, la risposta all'interpello vincola l'amministrazione finanziaria solo nei confronti del contribuente istante e per il caso specifico.

Prima della pubblicazione dell'interpello, la prassi amministrativa sembrava aver escluso in ogni caso la possibilità di applicare l'aliquota Iva del 10% alle prestazioni, riferite a manutenzioni ordinarie, poste in essere nei confronti di soggetti passivi d'imposta.
Dopo la circolare n. 37/2015, che aveva affermato che l'aliquota Iva al 10% relativa alle manutenzioni ordinarie e straordinarie su immobili abitativi, poteva essere applicata esclusivamente nei confronti dei consumatori finali, gli enti locali che gestiscono comunità per anziani, e quindi soggetti passivi d'imposta per tali attività, si erano trovati di fronte ad un aggravio di costo per tali prestazioni, non previsto in bilancio. Inoltre gli enti più solerti avevano provveduto a richiedere nota di addebito per la differenza di aliquota aggravando la situazione finanziaria dei propri bilanci per non correre il rischio di incorrere in sanzioni. L'aliquota agevolata venne introdotta dalla legge 488/1999 che estese, a partire dal 1° gennaio 2000, l'aliquota Iva del 10% alle prestazioni aventi per oggetto interventi di manutenzioni ordinaria e straordinaria. Tra i diversi documenti di prassi che hanno chiarito l'ambito soggettivo e oggettivo della norma, la circolare 71/2000 ha ricompreso nell'ambito applicativo della norma gli edifici assimilati alle case di abitazione non di lusso ai sensi dell'articolo 1 della legge 659/1961, a condizione che costituiscano stabile residenza di collettività.

 

La circolare recita che «Possono considerarsi tali, ad esempio, gli orfanotrofi, gli ospizi, i brefotrofi, i conventi. Per questi edifici non rileva la classificazione catastale ma la circostanza oggettiva di essere destinati a costituire residenza stabile delle collettività che vi alloggiano. ..(omissis)». L'inserimento degli ospizi tra gli immobili destinatari dell'agevolazione, aveva indotto gli enti locali a ritenere che la norma agevolativa prevista dalla legge 488/1999 riguardasse anche le proprie strutture, richiedendo quindi l'aliquota agevolata ai soggetti fornitori di prestazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, con un evidente e importante risparmio per i propri bilanci. Infatti bisogna tenere conto che nel caso della gestione di comunità per anziani l'iva è un costo, in quanto l'attività rientra tra le prestazioni esenti ai sensi dell'articolo 10, p. 21 del Dpr 633/1972, con la conseguenza che l'ente verserà tutta l'iva sugli acquisti all'amministrazione finanziaria attraverso lo split payment (salvo un eventuale recupero parziale applicando il pro-rata). Di conseguenza la preoccupazione degli uffici finanziari degli enti locali è massima, posto che l'amministrazione finanziaria sembra proporre oggi un orientamento contrario, che si desume da quanto riportato nella circolare 37/2015 .

Questo orientamento fa riferimento alla circolare n. 71/2000, che al punto 3.2 recita «si deve ritenere che l'agevolazione sia diretta ai soggetti beneficiari dell'intervento di recupero, identificabili ordinariamente con i consumatori finali della prestazione».
Ma è opportuno sottolineare che la risposta è relativa al rapporto tra appaltatore e subappaltatore dove, secondo la circolare, «non è evidentemente possibile realizzare il raffronto tra il valore dei beni forniti nell'ambito del complessivo intervento di recupero ed il valore di quest'ultimo» e infatti la circolare esclude l'applicazione del beneficio alle fasi intermedie della realizzazione riconoscendolo invece al «consumatore finale della prestazione».

 Bisogna sottolineare che né l'articolo 1 della legge 488/1999 né il Dm 29 dicembre 1999 fanno riferimento al destinatario della prestazione per condizionare l'applicabilità della disposizione agevolativa .

 

 

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