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RENDICONTO E FONDO CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITÀ: CALCOLO

RENDICONTO E  FONDO CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITÀ: CALCOLO

Autore: Cinzia Devincenzi

Questo articolo contiene:

FCDE; metodo sintetico; metodo analitico; entrate di dubbia e difficile esazione; riscossioni in conto residui; Dlgs 118/2011; bilancio previsione; crediti dichiarati inesigibili;

12/04/2017

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Il calcolo del fondo crediti di dubbia esigibilità  è uno dei momenti più delicati nell'iter di formazione del rendiconto della gestione, perché la correttezza della sua determinazione è presupposto e garanzia del mantenimento degli equilibri finanziari dell'ente. La posta è accantonata all'interno del risultato di amministrazione, fino a quando il credito non viene riscosso liberando così le risorse  oppure  non viene stralciato dal conto del bilancio e, in questo caso il fondo sarà ridotto di pari importo a copertura della insussistenza.
Nel determinare l'accantonamento al fondo crediti gli enti hanno a disposizione due metodi:
• il metodo sintetico o semplificato, che tiene conto in via transitoria della possibilità degli enti di ridurre in fase di previsione l'accantonamento per rischio perdite su crediti fino al 2018;
• il metodo analitico o ordinario,  l'unico applicabile a partire dall'esercizio 2019, che considera la media delle riscossioni in conto residui degli ultimi cinque esercizi.

Per quanto riguarda il metodo sintetico,  per andare incontro alle difficoltà degli enti nella determinazione del Fcde, il Dm 20 maggio 2015 ha modificato il punto 3.3 del principio contabile allegato 4/2 al Dlgs 118/2011, consentendo di calcolare il fondo, fino al rendiconto dell'esercizio 2018, in maniera semplificata senza prendere in considerazione il volume dei residui finali. Tale metodo determina il Fcde sommando le risorse disponibili sulla base di quanto precedentemente accantonato con il risultato di amministrazione dell'ultimo rendiconto approvato e dell'accantonamento disposto in via definitiva nel bilancio di previsione, al netto delle cancellazioni dei crediti per inesigibilità.
La formula è :

+ FCDE accantonato nel risultato di amministrazione 2015;
+ FCDE accantonato nel bilancio di previsione 2016;
- utilizzi per cancellazione di crediti di dubbia esigibilità disposte nel 2016

= FCDE da accantonare nel risultato di amministrazione 2016.

La riduzione del fondo per le cancellazioni dei crediti può essere disposta solamente per i crediti dichiarati inesigibili e non per quelli insussistenti e la motivazione deve risultare dal riaccertamento ordinario dei residui. L'utilizzo di questo metodo deve essere attentamente ponderato per i “rischi” latenti che esso comporta, derivanti dal fatto che la determinazione del fondo è del tutto sganciata dall'andamento dei residui, motivo per cui  è consigliato unicamente agli enti che, nel tempo, mantengono un volume stabile di residui e che hanno determinato correttamente il fondo in occasione del riaccertamento straordinario, in quanto diversamente esso potrebbe tradursi in un rinvio al 2019 della sua effettiva copertura, ovvero in un accantonamento eccessivo rispetto all'effettivo stock di residui. Si pensi, ad esempio, al Fcde accantonato nel bilancio di previsione in base alle entrate che si prevedeva di accertare nell'esercizio. Considerato che lo stanziamento in parte spesa non può essere modificato dopo il 30 novembre e che le entrate possono invece essere accertate fino alla chiusura del rendiconto, può facilmente accadere che l'ente non abbia accertato tutte le somme previste in bilancio o, al contrario, ne abbia accertate molte di più di quelle stanziate. In queste situazioni è chiaro che il Fcde accantonato nel preventivo finisce per risultare troppo alto nel primo caso e troppo basso nel secondo, in ogni caso non adeguato rispetto all'effettivo ammontare dei residui.
In base al metodo o ordinario il FCDE viene determinato sulla base della percentuale di mancate riscossioni sui residui attivi iniziali intervenute nell'ultimo quinquennio (2012-2016). Il procedimento può essere riassunto in quattro passaggi fondamentali:
1. individuazione delle entrate di dubbia e difficile esazione. Secondo i principi tutte le entrate sono di difficile esazione, tranne quelle riscosse per cassa, assistite da garanzie o consistenti in crediti vantati verso altre pubbliche amministrazioni. Al di fuori di questi casi se l'ente intende escludere dal calcolo del fondo altre entrate ne deve dare motivatamente conto nella relazione sulla gestione. Per le entrate svalutabili l'ente dovrà individuare altresì il grado di analisi che può essere rappresentato dalla tipologia, dalla categoria o dal capitolo o da un mix di queste. Attraverso un maggiore grado di analisi si otterrà una migliore aderenza del fondo all'effettivo andamento della singola entrata;
2. calcolo della media delle riscossioni in conto residui che si ottiene dal rapporto tra le riscossioni in conto residui intervenute nell'ultimo quinquennio (2012-2016)  rispetto ai residui attivi iniziali di ciascun anno, desunti dal rendiconto. Tali residui possono essere abbattuti, fino all'esercizio 2014 compreso, in relazione alle cancellazioni e reimputazioni disposte in occasione del riaccertamento ordinario dei residui. Il calcolo della media può essere effettuato secondo uno dei quattro metodi previsti dall'ordinamento (media semplice e media ponderata dei rapporti annui, rapporto semplice e rapporto ponderato tra totale incassato e totale dei residui). Gli enti possono utilizzare metodi diversi di calcolo per singola entrata. Nel caso in cui l'ente negli ultimi tre esercizi abbia formalmente attivato un processo di accelerazione della propria capacità di riscossione, il principio n. 4/2, al punto 3.3, potrà sviluppare il calcolo su tre annualità anziché su cinque;
3. calcolo della quota di Fcde su entrate non massive: sulle entrate che si sono manifestate in una sola annualità o che comunque non presentano un andamento storico non sarà possibile applicare la media dei cinque anni e sarà dunque necessario calcolarne la svalutazione valutando il singolo credito;
4. determinazione del Fcde: l'accantonamento al fondo crediti si ottiene moltiplicando il complemento al 100% della media al totale dei residui attivi al 31 dicembre 2016. Se ad esempio la media delle riscossioni in conto residui è del 40% e il volume dei residui attivi finali 2016 dell'entrata è pari a 1000, il Fcde sarà di 600 [1000 x (100%-40%)]. Tale importo rappresenta l'ammontare minimo del fondo secondo il metodo ordinario, che l'ente potrà comunque aumentare motivando la scelta in relazione, ad esempio, a situazioni particolarmente deteriorate o a rischio. E’ convenienza degli enti calcolare i fondi utilizzando i due metodi, così da mettere a confronto gli importi ottenuti ed avere consapevolezza della differenza. Se le risorse disponibili calcolate secondo il metodo semplificato risultassero superiori a quelle del metodo ordinario, l'ente potrà svincolare la differenza (ed applicare l'avanzo così liberato per finanziare il Fcde del 2017) oppure mantenere tutte le risorse all'interno del fondo, in una logica prudenziale. Se invece le risorse disponibili calcolate secondo il metodo semplificato risultassero inferiori a quelle del metodo ordinario l'ente, pur confermando l'importo più basso, dovrà attivarsi affinché, con il rendiconto 2019, vengano reperite le risorse mancanti.

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