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IL RIMBORSO DELL’ IVA DA SPLIT PAYMENT ISTITUZIONALE VERSATA IN ECCESSO

IL RIMBORSO DELL’ IVA DA SPLIT PAYMENT ISTITUZIONALE VERSATA IN ECCESSO

Autore: Cinzia Devincenzi

Questo articolo contiene:

Iva, split payment, commerciale, rimborso, partite di giro, reversale a copertura, Agenzia delle entrate

13/03/2017

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Alcuni enti locali stanno affrontando la questione delle modalità di rimborso della maggior IVA da split payment istituzionale versata in eccesso, risultante da un’analisi più attenta di fatture che, originariamente erano state registrate con split payment istituzionale ma che in realtà hanno uno split payment commerciale.

La differente classificazione discende dalla natura del servizio per il quale l’ente locale procede al pagamento: nel caso in cui  il servizio sia rilevante IVA per l’ente (servizio commerciale), lo split payment sarà commerciale e L’iva derivante dall’applicazione della scissione dei pagamenti partecipa alla liquidazione periodica del mese dell’esigibilità o eventualmente del relativo trimestre.

Il servizio che  non è rilevante IVA per l’ente presenterà lo split payment istituzionale e in questo caso l’ente si limita a trattenere l’imposta e a versarla interamente all’erario tramite modello F24EP con il codice tributo 620E.

Le registrazioni in contabilità finanziaria della scissione dei pagamenti (split payment) sono indicate dal paragrafo 5.7 del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria (allegato n.4/2 al Dlgs n, 118/2011). Nel caso in cui l’ente locale provveda a versare l’ IVA splittata entro il 16 del mese successivo  all’esigibilità , il paragrafo citato, dispone di registrare contestualmente al pagamento della fattura:

a) un accertamento pari all’importo IVA tra le partite di giro, al capitolo con il piano dei conti di 5° livello E.9.01.01.02.001 “Ritenuta per scissione contabile Iva”;

b) un impegno di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lettera a) sempre tra le partite di giro, al capitolo con il piano dei conti di 5° livello U.7.01.01.02.001 “Versamento delle ritenute per scissione contabile Iva” ;

c) un mandato di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’IVA a valere sull’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, imputato alla corretta missione e al corretto programma in conformità e alla natura della spesa, con contestuale ritenuta per l’importo dell’IVA;

d) a fronte della ritenuta IVA indicata alla lettera c) si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui  alla lettera a);

e) alle scadenze previste per il versamento dell’IVA (Il giorno 16 del mese successivo all’esigibilità dell’imposta), si effettua un ordine di pagamento a favore dell’erario per un importo pari al complessivo debito IVA, a valere degli impegni di cui al punto b).

In merito al rimborso di un eccessivo versamento di IVA da split payment istituzionale, l’Agenzia delle entrate, ha precisato che il maggior versamento dello split payment istituzionale si configura come un diritto al rimborso di cui all’art. 2033 del codice civile, potendosi utilizzare altresì la compensazione prevista dall’art. 1241 del codice civile. Dunque l’Agenzia delle entrate dispone come sia “possibile recuperare l’IVA versata in eccesso all’Erario, scomputando l’importo di cui trattasi dai versamenti dell’imposta che, nell’ ambito della propria sfera istituzionale, l’ente territoriale dovrà effettuare in regime di split, avendo cura di evidenziare l’avvenuta compensazione nei  propri documenti contabili”. Da ciò emerge come l’eventuale maggior versamento di split istituzionale effettuato non debba essere chiesto a rimborso con una formale istanza all’Agenzia delle entrate, bensì l’ente locale deve procedere alla compensazione con i successivi versamenti da effettuare in regime di split payment istituzionale, anche da effettuarsi negli esercizi successivi.

Al fine di evidenziare la compensazione effettuata e di mantenere il pareggio delle partite di giro, l’ente locale, al momento del pagamento delle fatture per servizi non rilevanti ai fini IVA, potrebbe:

a) registrare un accertamento pari all’importo IVA tra le partite di giro;

b) registrare un impegno di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lettera a), sempre tra le partite di giro;

c) emettere un mandato di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’iva a valere sull’impegno riguardante l’acquisto di beni o sevizi, imputato alla corretta missione e al corretto programma in conformità alla natura della spesa, con contestuale ritenuta per l’importo dell’iva;

d) a fronte della ritenuta iva indicata alla lettera c), emettere una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lettera a);

e) alle scadenze previste per il versamento dell’ iva (il giorno 16 del mese successivo all’esigibilità dell’imposta), emettere un mandato di pagamento a favore dell’erario, per un importo pari al complessivo debito iva, a valere degli impegni di cui al punto b);

f) il mandato di pagamento di cui al punto e) deve essere compensato con una reversale di importo pari al mandato emessa sul capitolo “ Entrate da rimborsi di Iva a credito”. L’ente locale potrebbe altresì utilizzare il capitolo “Entrate da rimborsi, recuperi e restituzioni di somme non dovute o incassate in eccesso da amministrazioni centrali”

Il rimborso del maggior versamento dello split payment istituzionale non deve essere indicato nella dichiarazione iva, in quanto in dichiarazione l’ente locale indica esclusivamente le movimentazioni attinenti ai servizi commerciali.

Alcuni enti locali stanno affrontando la questione delle modalità di rimborso della maggior IVA da split payment istituzionale versata in eccesso, risultante da un’analisi più attenta di fatture che, originariamente erano state registrate con split payment istituzionale ma che in realtà hanno uno split payment commerciale.

La differente classificazione discende dalla natura del servizio per il quale l’ente locale procede al pagamento: nel caso in cui  il servizio sia rilevante IVA per l’ente (servizio commerciale), lo split payment sarà commerciale e L’iva derivante dall’applicazione della scissione dei pagamenti partecipa alla liquidazione periodica del mese dell’esigibilità o eventualmente del relativo trimestre.

Il servizio che  non è rilevante IVA per l’ente presenterà lo split payment istituzionale e in questo caso l’ente si limita a trattenere l’imposta e a versarla interamente all’erario tramite modello F24EP con il codice tributo 620E.

Le registrazioni in contabilità finanziaria della scissione dei pagamenti (split payment) sono indicate dal paragrafo 5.7 del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria (allegato n.4/2 al Dlgs n, 118/2011). Nel caso in cui l’ente locale provveda a versare l’ IVA splittata entro il 16 del mese successivo  all’esigibilità , il paragrafo citato, dispone di registrare contestualmente al pagamento della fattura:

a) un accertamento pari all’importo IVA tra le partite di giro, al capitolo con il piano dei conti di 5° livello E.9.01.01.02.001 “Ritenuta per scissione contabile Iva”;

b) un impegno di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lettera a) sempre tra le partite di giro, al capitolo con il piano dei conti di 5° livello U.7.01.01.02.001 “Versamento delle ritenute per scissione contabile Iva” ;

c) un mandato di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’IVA a valere sull’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, imputato alla corretta missione e al corretto programma in conformità e alla natura della spesa, con contestuale ritenuta per l’importo dell’IVA;

d) a fronte della ritenuta IVA indicata alla lettera c) si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui  alla lettera a);

e) alle scadenze previste per il versamento dell’IVA (Il giorno 16 del mese successivo all’esigibilità dell’imposta), si effettua un ordine di pagamento a favore dell’erario per un importo pari al complessivo debito IVA, a valere degli impegni di cui al punto b).

In merito al rimborso di un eccessivo versamento di IVA da split payment istituzionale, l’Agenzia delle entrate, ha precisato che il maggior versamento dello split payment istituzionale si configura come un diritto al rimborso di cui all’art. 2033 del codice civile, potendosi utilizzare altresì la compensazione prevista dall’art. 1241 del codice civile. Dunque l’Agenzia delle entrate dispone come sia “possibile recuperare l’IVA versata in eccesso all’Erario, scomputando l’importo di cui trattasi dai versamenti dell’imposta che, nell’ ambito della propria sfera istituzionale, l’ente territoriale dovrà effettuare in regime di split, avendo cura di evidenziare l’avvenuta compensazione nei  propri documenti contabili”. Da ciò emerge come l’eventuale maggior versamento di split istituzionale effettuato non debba essere chiesto a rimborso con una formale istanza all’Agenzia delle entrate, bensì l’ente locale deve procedere alla compensazione con i successivi versamenti da effettuare in regime di split payment istituzionale, anche da effettuarsi negli esercizi successivi.

Al fine di evidenziare la compensazione effettuata e di mantenere il pareggio delle partite di giro, l’ente locale, al momento del pagamento delle fatture per servizi non rilevanti ai fini IVA, potrebbe:

a) registrare un accertamento pari all’importo IVA tra le partite di giro;

b) registrare un impegno di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lettera a), sempre tra le partite di giro;

c) emettere un mandato di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’iva a valere sull’impegno riguardante l’acquisto di beni o sevizi, imputato alla corretta missione e al corretto programma in conformità alla natura della spesa, con contestuale ritenuta per l’importo dell’iva;

d) a fronte della ritenuta iva indicata alla lettera c), emettere una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lettera a);

e) alle scadenze previste per il versamento dell’ iva (il giorno 16 del mese successivo all’esigibilità dell’imposta), emettere un mandato di pagamento a favore dell’erario, per un importo pari al complessivo debito iva, a valere degli impegni di cui al punto b);

f) il mandato di pagamento di cui al punto e) deve essere compensato con una reversale di importo pari al mandato emessa sul capitolo “ Entrate da rimborsi di Iva a credito”. L’ente locale potrebbe altresì utilizzare il capitolo “Entrate da rimborsi, recuperi e restituzioni di somme non dovute o incassate in eccesso da amministrazioni centrali”

Il rimborso del maggior versamento dello split payment istituzionale non deve essere indicato nella dichiarazione iva, in quanto in dichiarazione l’ente locale indica esclusivamente le movimentazioni attinenti ai servizi commerciali.

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