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IL PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE 2016

IL PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE 2016

Autore: Marco Castellini

Questo articolo contiene:

trasparenza, prevenzione corruzione, Anac, R.P.C.T

10/11/2016

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Con Delibera n. 831 del 03/08/2016 l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione (A.N.AC.) ha adottato il nuovo “Piano nazionale Anticorruzione”, sottolineando così il proprio ruolo quale garante della buona attuazione delle normative in materia, nonché quale soggetto che orienta gli Enti nella loro migliore attuazione.

Si sottolinea che questo atto interviene nel momento in cui gli Enti sono già impegnati ad adeguarsi alle novità della riforma della disciplina, adottata con D. Lgs. n. 97/2016, in particolare con riferimento alla Trasparenza, nonché alla riforma del “Codice degli Appalti” e ad altre novità legislative.

Il nuovo “Piano 2016” parte da un dato concreto, ovvero dall’esame svolto sui Piani Anticorruzione inviati ad A.N.AC.: il primo dato che emerge è che talune tipologie di Enti (ed in particolare, piccoli Comuni, Città metropolitane e Ordini professionali) hanno manifestato difficoltà applicative.

Il nuovo Piano è suddiviso in una Parte generale ed una speciale.

Nella Parte generale troviamo le novità più significative: in particolare, sono stati nuovamente affrontati e regolamentati taluni profili normativi (rotazione, “whistleblower”,

Responsabile Anticorruzione, ecc.) con carattere innovativo rispetto ai precedenti Piani adottati: per quanto non oggetto espresso di nuova regolamentazione, continua ad essere valido quanto sin qui adottato (“PNA 2013” ed aggiornamento 2015).

Viene innanzitutto individuata la nuova figura del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (R.P.C.T.), che unifica le due precedenti figure di Responsabile anticorruzione (R.P.C.) e Responsabile della trasparenza (R.T.), spesso coincidenti in unico soggetto, ma distinte. Il citato D. Lgs. n. 97/2016 ha infatti automaticamente attribuito al Responsabile anti-corruzione anche le funzioni in materia di trasparenza. Permane qui la problematica dell’individuazione: se è indicato mantenere la preferenza per l’Area dirigenziale, questa non è da intendersi tassativa, ancor più essendovi numerosi Enti del tutto privi di tali figure. Tra l’altro, pare rischioso individuare soggetti con qualifica dirigenziale, che tuttavia siano inquadrati nei Settori dell’Ente maggiormente interessati dal rischio corruttivo, come ad esempio l’Ufficio “Appalti”. Che sia o meno un Dirigente, il Responsabile dev’essere un soggetto di condotta integerrima, privo quindi di precedenti penali o disciplinari. Il ruolo del Responsabile viene potenziato specificando la necessità che esso disponga di apposite strutture interne all’Ente di supporto, nonché effettivi poteri di interlocuzione e controllo.

A ciò si affianca anche un rafforzamento dei poteri dell’OIV, sia in materia di Trasparenza, che in relazione all’attuazione della disciplina anticorruttiva all’interno dell’Ente.

Un’altra novità importante è legata alla rotazione, misura classica in materia anticorruzione, ma che spesso non trova attuazione all’interno degli Enti per carenza di personale o per esigenze di preservare il nucleo di competenze stratificatosi nel tempo.

A.N.AC. ritiene tuttavia che, anche ove non sia possibile garantire la rotazione, dovrebbe ipotizzarsi comunque qualche misura analoga che garantisca dal rischio di “segregazione delle funzioni”, e ciò anche alla luce di una innovativa considerazione dell’Autorità: ovvero, che è da considerarsi una ricchezza, anche dal punto di vista squisitamente professionale che un dipendente possa occuparsi di vari Settori all’interno del suo Ente.

La rotazione è distinta in ordinaria, qualora sia stata previamente prevista e attuata, e straordinaria, qualora venga attuata a seguito di un evento rilevante, come ad esempio la sottoposizione a processo penale di un dipendente dell’Ente. Nel prosieguo del Piano vengono compiutamente affrontate le numerose questioni che l’attuazione di tale istituto causa all’interno dell’Ente, richiamando quanto già esposto in precedenti atti ed in particolare che la mancata attuazione del principio di rotazione dev’essere attentamente motivato e surrogato con altre misure nel Piano. Per la rotazione straordinaria, invece, vigono specifici obblighi di procedere alla rimozione del soggetto imputato o condannato ad altri incarichi.

Il “Whistleblowing” indica il fenomeno di un dipendente che denuncia episodi di corruzione avvenuti all’interno dell’Ente di appartenenza. Il nuovo PNA ribadisce l’esigenza di regolamentazione del fenomeno all’interno dei “Piani Anticorruzione”, garantendo ovviamente la confidenzialità della denuncia: a tal fine, verrà adottata una apposita piattaforma telematica, attualmente in corso di sviluppo.

Per quanto riguarda la Parte speciale del nuovo PNA 2016, si segnalano alcune importanti novità:

  • Semplificazioni per i piccoli Comuni;
  • In caso di Unioni di Comuni, unico piano per l’Unione che vale anche per i comuni;
  • In caso di Unioni di Comuni, unico RPCT sia per l’Unione che per i comuni;

Si segnala, infine, l'inserimento nel PNA del settore “Governo del territorio”, quale settore rilevante, settore inspiegabilmente escluso dalla precedente pianificazione pur essendo tradizionalmente e storicamente uno dei più rilevanti sotto il profilo della “maladministration” all’interno degli Enti Locali. Taluni Enti peraltro avevano già individuato volontariamente nei Piani adottati tale Settore fra quelli di maggior delicatezza: in tal caso, sarà sufficiente un adeguamento alle nuove indicazioni dell’A.N.AC.

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