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TARI: COME COMPUTARE IL NUMERO DEGLI OCCUPANTI NEGLI IMMOBILI TENUTI A DISPOSIZIONE DA CONTRIBUENTI NON RESIDENTI DEL COMUNE

TARI:  COME COMPUTARE IL NUMERO DEGLI OCCUPANTI NEGLI IMMOBILI TENUTI A DISPOSIZIONE DA CONTRIBUENTI NON RESIDENTI DEL COMUNE

Autore: Angela Vecchia

Questo articolo contiene:

Tari, numero occupanti, comuni, non residenti, conteggio

04/05/2016

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Per il conteggio del numero dei componenti che occupano le utenze domestiche, il Dpr. n. 158/99 non prevede alcun criterio di riferimento e, di conseguenza, l’Ente Locale deve colmare tale vuoto normativo con una previsione regolamentare. Per le utenze domestiche occupate da soggetti residenti, generalmente si fa riferimento al nucleo familiare residente nell’unità immobiliare.

A detto criterio devono comunque essere apportate delle correzioni per i nuclei che hanno dei componenti che non vivono nel Comune in cui risiedono oppure nel caso in cui all’interno di un’unità immobiliare dimorano più nuclei familiari.

Viene lasciata al contribuente la possibilità di richiedere/dimostrare l’adeguamento del numero dei componenti rilevanti ai fini Tari.

Per le utenze domestiche occupate da soggetti non residenti, il Comune non è in grado di determinare autonomamente il numero degli occupanti quindi per le abitazioni tenute a disposizione il Comune deve prevedere la modalità di determinazione del numero dei componenti ai fini Tari.


Nella prassi risulta che i Comuni determinano i componenti, alternativamente, con riferimento

1. alla dichiarazione del contribuente;

In questo caso il Comune determina il numero di componenti sulla base di quanto dichiarato dal contribuente stesso in sede di Dichiarazione Tari;

2. alla superficie dell’alloggio.

Ci sono  posizioni discordanti della giurisprudenza in merito alla legittimità di tale modalità di  determinazione della Tari.

La Sentenza Tar  Sardegna n. 551/12 ha ritenuto illegittima la tassazione basata esclusivamente sulla determinazione forfetaria del numero di componenti correlata alla superficie dell’unità immobiliare. Nello specifico, il Tar Sardegna ha ritenuto che tale criterio porta ad un risultato in contrasto con il parametro di fondo che è quello di commisurare l’entità della tariffa stessa alla quantità di rifiuti prodotti, in un’ottica di copertura dei costi necessari all’espletamento del servizio.

Questo principio fondamentale, fatto proprio dalla normativa di settore, risulta violato in quanto agganciando il valore della tariffa per i non residenti ad un unico dato presuntivo, di natura statica, come quello dell’ampiezza dell’immobile si trasforma la tariffa in un tassa  differenziando ingiustamente  la situazione dei non residenti rispetto a quella dei residenti, per i quali, invece, la tariffa è correttamente agganciata ad un dato concreto, quello cioè del numero di abitanti desunto dalle risultanze anagrafiche”.

Favorevolmente alla presunzione di determinazione del numero di componenti sulla base della superficie dell’unità immobiliare si è espressa a Sentenza Corte di Cassazione  n. 8383/13.

Per le cd. “seconde case”, “la norma  regolamentare istituisce  soltanto un criterio presuntivo circa il numero degli occupanti, in alternativa a quello dettato dal riferimento alla residenza;

Il criterio non va inteso nella sua assolutezza, ma in relazione alla finalità di agganciare la quota variabile della tariffa al numero presunto di occupanti dove questo non sia evincibile sulla base del criterio di residenza; e non è irragionevole far ricorso al metodo proporzionale in rapporto alla superficie del bene. La determinazione dei componenti rilevanti ai fini Tari in via presuntiva può essere legittima, purché sia riservata al contribuente la possibilità di dimostrare una realtà diversa da quella che emerge dalla semplice applicazione del rapporto di proporzionalità componenti/superficie dell’immobile.

La previsione regolamentare del Comune che determina un numero di componenti pari a quello del nucleo del Comune di residenza, è da considerarsi legittima, come precisato da entrambe le Pronunce giurisprudenziali (Sentenza Tar Sardegna n. 551/12, che riconosce il criterio della residenza come “dato concreto”, e Sentenza Corte di Cassazione n. 8383/13, che lo ritiene preferibile a quello presuntivo). E’ necessario che l’Ente riconosca al contribuente la possibilità di fornire la prova contraria, in quanto non è automatico che il nucleo familiare dei residenti occupi nella sua totalità anche l’unità immobiliare tenuta a disposizione.

La modalità di determinazione presuntiva del numero dei componenti ipotizzata dall’Ente (ad esempio 4 componenti per i nuclei con più di 4 componenti) rientra nella discrezionalità amministrativa dell’Ente ex art. 52 del Dlgs. n. 446/97.

Al fine di limitare il rischio di impugnazione del Regolamento da parte dei contribuenti, consigliamo di riconoscere al contribuente la possibilità di dimostrare la presenza di un numero di componenti inferiore a quello presuntivamente determinato dall’Ente .

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