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FALLIMENTO SOCIETA’ PUBBLICHE – DANNO ERARIALE PER GLI AMMINISTRATORI

FALLIMENTO SOCIETA’ PUBBLICHE – DANNO ERARIALE PER GLI AMMINISTRATORI

Autore: Francesca Araldi

Questo articolo contiene:

Fallimento società pubbliche, sentenza n. 22209/13 Cassazione

05/05/2014

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La recente giurisprudenza sta consolidando la tesi secondo la quale le società pubbliche sono soggette al fallimento. Sostenere la loro mancata fallibilità lederebbe infatti i principi della par condicio creditorum, pregiudicando “sia l’interesse dei creditori, sia l’interesse pubblico, sia (potenzialmente) l’interesse della stessa Società” (Trib. Napoli  - Sezione VII – 31 ottobre 2012).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22209/13, ha infatti espresso un importante principio secondo cui “la scelta del Legislatore di consentire l’esercizio di determinate attività a Società di Capitali - e dunque di proseguire l’interesse pubblico attraverso lo strumento privatistico – comporta anche che queste assumano i rischi connessi alla loro insolvenza, pena la violazione dei principi di uguaglianza e di affidamento dei soggetti che con esse entrano in rapporto ed ai quali deve essere consentito di avvalersi di tutti gli strumenti di tutela posti a disposizione dell’ordinamento, ed attesa la necessità del rispetto delle regole della concorrenza, che impone parità di trattamento tra quanti operano all’interno di uno stesso mercato con le stesse forme e le stesse modalità”. Tale tesi è stata sostanzialmente riproposta anche dal Tribunale di Pescara con la sentenza 14 gennaio 2014, smontando ulteriormente le due posizioni “tipologico” e “funzionale”, che negano la sottoposizione delle società pubbliche al fallimento.

In tale contesto, si è inserita anche la sentenza della Cassazione, Sezioni Unite Civili, n. 26283/2013, con la quale è stato ribadito il principio secondo cui le società di capitali a partecipazione pubblica sono soggette sì alle regole privatistiche del Codice civile, ma, ove assumano la forma dell' “in house”, rientrano nella sfera pubblica ed i loro amministratori, in forza del “rapporto di servizio” con l’Ente Locale socio, devono essere considerati funzionari pubblici e, quindi, potrebbero essere chiamati a risarcire il danno erariale provocato.

Le due sentenze della cassazione menzionate consentono pertanto di affermare che tali società sono sottoposte a due normative che si affiancano, generando profili di rischio sugli amministratori non trascurabili. In altri termini, ogni qual volta la società di capitali pubblica ha le caratteristiche dell'”in house” (100% pubblica, esercizio del servizio in favore prevalentemente della P.A., controllo analogo dell'Amministrazione sulla società), non c'è un rapporto di alterità tra P.A. partecipante e società “in house” partecipata: quest'ultima è una longa manus dell'Amministrazione partecipante, quindi anche la distinzione tra il patrimonio dell'Ente e quello della società si pone in termini di separazione patrimoniale ma non di distinta titolarità. Il danno al patrimonio fatto dagli amministratori della “in house” è un danno al patrimonio riconducibile all'Ente partecipante, per cui scatta il danno erariale e la giurisdizione della Corte dei Conti.

Va da ultimo segnalato come, sempre la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10229/13 ha analizzato i profili di responsabilità amministrativo-contabile delle società “in house”, sottolineando come debba essere utilizzato un approccio “di gruppo”. Tale impostazione richiede che venga verificato caso per caso se, a fronte di un danno arrecato nell’ambito della gestione delle società “in house”, il nesso di causalità sia accertabile rispetto ad un comportamento omissivo o commissivo degli organi dell’Ente Locale socio. In tale caso, conformemente a quanto espresso dalla stessa Cassazione con la sentenza n. 26906/09, la responsabilità ricade sugli organi dell’Ente Locale socio. Ove, invece, il “controllo analogo sia efficacemente attuato e, quindi, non si riscontrino carenze nel sistema degli atti regolamentari e delle regole su cui si devono fondare le relazioni interne a cui è preposto l’Ente Locale stesso, la responsabilità ricade in capo agli amministratori e agli organi di controllo della società.

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